Ad assumere sono le medie imprese che hanno un occhio all’export

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PREVISIONI – IL MERCATO DEL LAVORO PER I DIRIGENTI

Ad assumere sono le medie imprese che hanno un occhio all’export. Nel 2009, ultimo anno per cui ci sono i dati ufficiali Inps, i manager erano circa 125 mila, solo 14 mila dei quali donne. Nel 2010 stime ragionevoli li quotano attorno a 121 mila, valore attendibile anche per l’anno in corso. La loro retribuzione media lorda è di poco superiore ai 104 mila euro per gli uomini, mentre per le donne ci si ferma qualche centinaio di euro sotto quota 100 mila, con un gap di genere del 5%. La parte variabile, quella legata ai bonus e ai risultati, oscilla tra l’11 e il 12%. Sono questi, in cifre, i manager delle aziende private italiane, divisi in parti sostanzialmente uguali tra industria e terziario. Per loro il 2012 si presenta come un anno stabile, forse in leggera ripresa dopo i pesanti tagli del biennio 2009-2010 e la sostanziale tenuta del 2011. Con le opportunità migliori che sembrano arrivare da piccole e medie imprese, mercati esteri e temporary management. «Dopo due-tre anni di forti uscite», spiega al Mondo Giorgio Ambrogioni, presidente di Federmanager (settore industria), «i dati che ci arrivano dai fondi di categoria parlano di un ritorno ad assunzioni e nomine. Questo vale per le piccole e, soprattutto, per le medie imprese, mentre le grandi società continuano a dimagrire». Per farsi un’idea dei numeri di cui parliamo, basta dare un’occhiata al sistema informativo Excelsior (Unioncamere-ministero del Lavoro), che per i dirigenti registra 2.330 assunzioni nel 2008, 1.740 nel 2009, 2.470 nel 2010 e 2.270 nel 2011. Al netto, ovviamente, delle progressioni interne. «Ma ad assumere», puntualizza Ambrogioni, «saranno solo le aziende che esportano e che hanno bisogno di conquistare nuovi mercati. Le altre sono ferme». Ad avere bisogno di manager nel 2012 saranno principalmente le 5-6 mila imprese del cosiddetto quarto capitalismo all’italiana: non troppo grandi, flessibili, innovative e capaci di crescere sui nuovi mercati. «Si tratta di aziende molto globalizzate», prosegue il numero uno di Federmanager, «la cui gestione è affidata a un gruppo di manager fidati, scelti dall’imprenditore ma con buona libertà di manovra». A scommettere sulle piccole e medie imprese è anche Guido Carella, numero uno di Managerltalia (terziario e servizi): «I segnali migliori arrivano sicuramente dalle pmi che stanno capendo che senza i manager giusti non si va da nessuna parte. Non parliamo ancora di numeri rilevanti, ma più di prima le medie imprese affiancano un manager di qualità all’imprenditore, ottenendo buoni risultati. Nel 2012 questo processo continuerà, offrendo opportunità interessanti soprattutto a quei dirigenti che hanno fatto esperienza magari in grandi gruppi, nelle multinazionali, e che possono aiutare in modo decisivo le pmi ad allargare le proprie prospettive commerciali». Opportunità che saranno appannaggio di chi ha solide competenze nel proprio settore, buona capacità di gestione ma soprattutto, sottolinea Carella, capacità di fare entrare le imprese nelle reti di valore aggiunto: «Con il mercato interno che è fermo le aziende di piccole e medie dimensioni hanno un gran bisogno di varcare i confini nazionali. Per farlo con successo un manager esperto, che magari i mercati che si vogliono conquistare li conosce bene, può essere fondamentale. Certo, l’incontro tra un piccolo imprenditore e un manager non sempre è facile. Serve intelligenza reciproca, con il titolare disposto a fare un passo indietro e il dirigente pronto a capire la diverse esigenze di una piccola realtà. I settori che tirano di più? In generale tutti quelli che puntano sull’export, e poi il terziario avanzato e le nuove tecnologie. Per esempio, la grande distribuzione, che negli ultimi anni ha licenziato, ha anche assunto, e il saldo è positivo». In fase di ingresso, un fenomeno si sta consolidando negli ultimi anni. Le figure manageriali vengono assunte in un primo momento come profili tecnici di alto livello. «Figure intellettuali, scientifiche e tecniche», conferma Domenico Mauriello, responsabile del Centro studi Unioncamere, «che solo in un secondo momento conquistano i galloni del manager». Anche qui, le buone notizie arrivano da chi non è troppo cresciuto. «Un settore particolarmente dinamico in questa fase», prosegue Mauriello, «è quello delle cosiddette future medie imprese, realtà tra i 20 e i 50 dipendenti che per affermarsi sul mercato internazionale hanno bisogno di metter mano all’organigramma commerciale e produttivo». Aziende con queste caratteristiche, però, da sole possono non essere in grado di affermarsi su mercati nuovi. Da qui nasce l’esigenza di fare rete, di mettersi insieme per avere più forza di penetrazione. «Le reti d’impresa sono uno strumento di politica industriale avanzata» sostiene Ambrogioni «nel quale crediamo molto. La rete è un soggetto terzo, cui imprese di uno stesso settore o di una stessa zona affidano la gestione di un business. E qui serve un manager di rete, che conosca bene il mercato che si vuole conquistare. L’idea cui stiamo lavorando, insieme a Confindustria, è quella di far funzionare le reti sul modello dei distretti industriali». Ma l’incarico che la rete affida al manager è spesso legato a un progetto, delimitato nel tempo. Anche il manager diventa atipico, insomma, magari temporary. Racconta Carena: «Per la prima volta, nel nuovo contratto di categoria che abbiamo firmato qualche settimana fa c’è un paragrafo dedicato al temporary management. Che prevede sgravi fiscali anche per quelle aziende che affidano un incarico del genere agli over 50». È calma piatta, invece, sul fronte retribuzioni. «L’Italia e la Francia», nota Antonio Angioni, country manager per l’Italia di Right Management, società di gestione strategica delle risorse, che ogni anno segue tra i 300 e i 400 dirigenti, «sono gli unici due Paesi europei dove nel 2011 è rimasto tutto fermo. La tendenza per il 2012 è quella a ridurre la parte fissa della retribuzione e ad aumentare la parte variabile, quella legata ai risultati (che nel 2009-2010 ti è ridotta del 2,8%, ndr). Più in generale, rispetto al passato, chi ha un profilo statuario, rigido, ed è poco disposto a rimettersi in gioco avrà poche chance. E i manager italiani che si misureranno sul mercato internazionale dovranno metterci qualcosa in più, perché l’effetto-paese certo non li aiuterà».

Fonti: Il Mondo

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