I giovani «Neet» sono 2,3 milioni
Written by Mercatolavoro // 10 gennaio 2012 // Carriere, Indici, Mercato del Lavoro // No comments
Aumenta il numero dei «Neet», i giovani che non sono né occupati, né impegnati in corsi di studio o formazione («Not in education, employment or training»). Nel triennio 2005-2008, i «Neet» tra i 15 e i 29 anni erano poco meno di 2 milioni, pari al 2o% della popolazione nella stessa fascia d’età, mentre nel 2010 hanno raggiunto i 2,3 milioni, circa il 23,4%. Lo rivela la Fondazione Studi e il Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro in un’indagine che fa riferimento a dati della Banca d’Italia e del ministero del Lavoro. L’aumento è stato più marcato nelle regioni del Nord e del Centro Italia, meno pronunciato nel Sud, dove tuttavia l’incidenza di giovani «Neet» era prossima al 30% già prima della crisi. Secondo un altro osservatorio, la Fondazione di Dublino (si veda il Sole 240re di ieri) il costo annuo della mancata partecipazione al lavoro dei «Neet» è di circa 27 miliardi (1,7% del Pil) il più alto d’Europa.
La condizione di «Neet» è solo in parte collegata al fenomeno della disoccupazione, avverte l’indagine. Nel 2008 il 30,8% dei «Neet» cercava un’occupazione (il 25,3% tra le donne); tale quota ha raggiunto il 33,8% nel 2010. Nel Nord-Ovest e al Centro quasi il 40% dei giovani che non studiano e non lavorano era alla ricerca di un’occupazione, il 38% nel Nord-Est. Nel Sud, dove la partecipazione al mercato del lavoro è inferiore in tutte le fasce d’età, la quota non raggiungeva il 30 per cento. Eppure, anche in un contesto di crisi, il lato dell’offerta di lavoro non mancherebbe, soprattutto tra i mestieri manuali, come rivela l’indagine. Settore d’occupazione per 8.383.000 lavoratori (il 36% degli occupati), anche nel 2o11 sono stati i più richiesti, come è stato ricordato anche nell’ultimo rapporto sulla situazione del Paese presentato dal Censis. A fronte di quasi 600.000 assunzioni previste dalle aziende, ben 264.00o (il 44,4%) hanno interessato lavori di questo tipo. Ma qui è la domanda di lavoro che manca, visto che sarebbero circa 50.000 (il 19% del totale) le posizioni di difficile copertura. Negli anni, per i Consulenti del lavoro, è avvenuto un vero e proprio processo di sostituzione tra lavoratori italiani e stranieri in molte professioni manuali. Tra il 2005 e il 2010,a fronte di un crollo dei lavoratori italiani occupati in professioni manuali (-842.000, -11%), si è registrato un significativo aumento dei lavoratori stranieri ( 725.000, 83,8%), la cui incidenza passa dal 10,2% al 19% del totale. Altro dato su cui fare una seria riflessione è sicuramente quello che evidenza che tra le nuove generazioni sta progressivamente perdendo attrazione una delle figure centrali del nostro tessuto economico, l’imprenditore. Solo il 32,5% dei giovani di 15-35 anni dichiara di voler mettere su un’attività in proprio, meno che in Spagna (56,3%), Francia (484%), Regno Unito (46,5%) e Germania (35,2%).
Fonti: Il Sole 24 Ore
