Marcegaglia il reintegro anomalia italiana

Written by  //  12 gennaio 2012  //  Mercato del Lavoro, News ed eventi, Politiche attive  //  No comments

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Un confronto «senza ideologie» e con un «atteggiamento costruttivo». E così che Emma Marcegaglia sintetizza l’atteggiamento di Confindustria al tavolo del negoziato sul mercato del lavoro. Sono le nove di sera ed è appena terminato l’incontro con il ministro del Welfare, Elsa Fornero (quasi quattro ore). Per ora al ministro non è stata presentata una proposta: «abbiamo fatto questa scelta». Ma la Marcegaglia non è arrivata a mani vuote: ha illustrato al ministro un documento di confronto tra il nostro mercato del lavoro e quello di altri paesi Ue tra cui Francia, Germania, Regno Unito e Danimarca. Una ventina di slides approfondite in mattinata nel direttivo straordinario della confederazione, convocato sul mercato del lavoro. Un «documento di benchmark» ha detto la Marcegaglia, in una conferenza stampa nel primo pomeriggio, al termine del direttivo, «su tre temi: flessibilità in entrata, ammortizzatori sociali, flessibilità in uscita». E da cui emerge che «l’anomalia tra noi e gli altri paesi riguarda soprattutto il reintegro del dipendente nel posto di lavoro». Quindi l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

«Al ministro presenteremo il paragone europeo con i dati. L’articolo 18 è un tema ideologico e nell’incontro di oggi non vogliamo affrontare l’argomento», aveva preannunciato la Marce-gaglia, prima del faccia a faccia con la Fornero. «Non è un tema, non lo porteremo al tavolo. È tutto l’argomento delle relazioni industriali ad essere al centro dell’incontro», ha detto il suo vice per le relazioni sindacali, Alberto Bombassei, prima di entrare nella sede del ministero. Ma resta il fatto che se l’Italia vuole recuperare competitività gli argomenti devono essere affrontati «con apertura e senso di responsabilità». Un atteggiamento che la Marcegaglia ieri sera ha chiesto anche ai sindacati: «se si parte con il “se si tocca questo salta tutto” allora anche noi potremmo dire che se cominciamo a parlare di riduzione delle flessibilità in entrata ci alziamo dal tavolo. Ma non è questo il nostro spirito: dobbiamo tutti puntare a creare crescita e posti di lavoro». La discussione deve essere «a 36o gradi» e «sarebbe fondamentale arrivare ad un accordo intelligente e utile», tanto più che su questo tema c’è un impegno del governo con la Ue. Nel colloquio con il ministro, ha raccontato la presidente degli industriali, non si è entrati nello specifico degli argomenti, a partire appunto dall’articolo 18. E la proposta di Confindustria sarà elaborata in successivi passaggi (oggi in Assolombarda si terrà il Comitato tecnico sul mercato del lavoro).

Ciò che la Marcegaglia ha fatto presente alla Fornero è che «le imprese hanno grandi difficoltà, che il paese è in recessione e non crea posti di lavoro». Di fronte ad una fase di ristrutturazione aziendale, bisogna riflettere se e come intervenire sulle forme di flessibilità, viste anche le nuove regole sulle pensioni, in uno scenario dove, secondo il documento di Confindustria, l’anomalia del nostro mercato del lavoro rispetto agli altri paesi riguarda soprattutto il reintegro. Anche in altri paesi formalmente questa formula esiste, ha sintetizzato la presidente di Confindustria dopo il direttivo, ma «sostanzialmente non viene mai usato. In Francia, per esempio, è previsto in caso di licenziamento distriminatorio». Dal confronto europeo, ha aggiunto, emerge «il forte gap di produttività e competitività» di cui soffre l’Italia. Sulla flessibilità in entrata, invece, siamo in linea con l’Europa. «Non ci sono anomalie tra noi e la Ue. La Cgil parla di 46 forme contrattuali per assumere, ma non è così, ce ne sono 15 o 16». Se c’è un problema, ha aggiunto, riguarda soprattutto la Pa e i servizi. Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, «i dati evidenziano – ha spiegato la Marcegaglia-che il nostro sistema è abbastanza buono». Le aziende si sono sostanzialmente autofinanziate la Cig ordinaria, quella straordinaria e la mobilità. Tutti temi che sono stati approfonditi nel direttivo, durato più di tre ore, al quale hanno partecipato più di 5o imprenditori, dall’ad di Enel, Fulvio Conti, ai presidenti di Eni e Telecom, Giuseppe Recchi e Franco Bernabè, al presidente Mediaset, Felice Confalonieri, ai vertici di Confindustria, tra cui Giorgio Squinzi (Europa), Vincenzo Boccia (Piccola), Andrea Riello (Rappresentanza), i past president Luigi Abete, Antonio D’Amato e Giorgio Fossa. Gli incontri proseguiranno probabilmente la prossima settimana e non è escluso che a quelli sul mercato del lavoro si possa aggiungere anche il tema della crescita, con il ministro dello Sviluppo.

Fonti: Il Sole 24 Ore

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