Nel 2011 salari +1,8%, si allarga il divario con i prezzi – Buste paga «bloccate». Divario record con i prezzi

Written by  //  27 gennaio 2012  //  Contratti, Mercato del Lavoro, Retribuzione e costo  //  No comments

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Salari praticamente fermi a dicembre 2011 (su novembre 2011). Mentre su base annua sono cresciuti appena dell’1,4%. Ancora troppo poco per raggiungere il livello d’inflazione che a dicembre scorso (su dicembre 2010) è aumentato del 3,3%. Portando così il divario retribuzioni-inflazione a 1,9 punti percentuali, la forbice più alta dall’agosto 1995. I dati sono stati pubblicati ieri dall’Istat e confermano una dinamica salariale che resta influenzata (negativamente) dall’aumento del tasso di disoccupazione. Nella media 2011 infatti le retribuzioni contrattuali orarie sono cresciute dell’1,8% rispetto all’anno precedente. L’aumento medio annuo più basso dal 1999. «Sono segnali preoccupanti che indicano un persistente calo del potere d’acquisto delle famiglie che di certo non aiuta in una fase in cui la congiuntura è già di per sè negativa», ha sottolineato Carlo Dell’Aringa, economista all’università Cattolica di Milano. Per Dell’Aringa l’aumento della forbice tra crescita di salari e dei prezzi evidenzia anche «un accumulo di differenziale d’inflazione che diventerà oggetto di rivendicazione sindacale in sede di rinnovo dei contratti. Ciò farà sì che i salari alla fine manterranno il potere d’acquisto per via negoziale, ma mettendo in moto un meccanismo di rincorsa salari-prezzi che penalizza la produttività. E quindi la competitività stessa dell’impresa». Di qui la duplice necessità di abbassare il cuneo fiscale per le aziende. «Ma anche-ha aggiunto Dell’Aringa – di mettere in moto tutti quegli interventi, liberalizzazioni comprese, che portino al più presto l’Italia a crescere». E ciò rappresenta una vera urgenza. Perché «c’è il rischio concreto che il sistema vada in tilt», ha sottolineato Paolo Pirani, segretario confederale della Uil. «Le ultime tre manovre fmanziarie – ha spiegato Pirani – hanno determinato un aumento dei prezzi e delle tariffe. E sul lavoro la tassazione è sempre più incisiva. Ecco perchè bisogna agire in fretta e sull’insieme di tutti questi fattori». Del resto non più tardi di mercoledì scorso anche uno studio Bankitalia aveva evidenziato uno stato di sofferenza dei bilanci familiari dovuto a un rilevante calo di reddito. E sempre ieri pure l’annuale rapporto Eurispes ha ricordato come sempre più italiani facciano fatica ad arrivare alla quarta settimana del mese.

Passando invece ai principali macrosettori economici, a dicembre scorso, l’Istat ha evidenziato un incremento tendenziale del 2% dei salari dei dipendenti privati. Mentre quelli pubblici sono rimasti al palo (per effetto del blocco dei contratti fino al 2014). I settori della gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi e le attività dei vigili del fuoco hanno registrato l’aumento delle retribuzioni più alto ( 3,1%). A dicembre 2011 poi, ha ricordato ancora l’Istat, sono ancora in attesa di rinnovo 3o contratti relativi a circa 4,1 milioni di dipendenti (il 31,4% del totale). L’attesa del rinnovo peri lavoratori con il contratto scaduto è in media di 24,9 mesi (poco più di due anni). In deciso aumento rispetto a dicembre 2010, quando l’attesa per il rinnovo si attestava a 14,5 mesi. Complessivamente nel 2011 sono stati siglati 19 contratti per più di 3,1 milioni di lavoratori dipendenti. Quasi tutti i rinnovi nel settore privato sono stati fatti di durata triennale (sia per la parte economica sia per quella normativa) come previsto dal nuovo modello contrattuale introdotto a giugno 2009. Tra i contratti di rilievo rinnovati lo scorso anno spicca, nel settore industriale, quello per le industrie grafiche (più di 1oomila addetti). Mentre nei servizi privati va segnalato il rinnovo del contratto del commercio che interessa circa 1,8 milioni di dipendenti.

Fonti: Il Sole 24 Ore

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